Passeggiando oggi tra i canali di Rasiglia è facile pensare a un borgo da cartolina. Ma dietro ogni ruscello, ogni mulino e ogni casa di pietra c'è una storia di lavoro, di ingegno e di resistenza. Rasiglia è nata intorno alle sue sorgenti e per secoli ha vissuto grazie all'acqua, trasformandola in energia. Ripercorrerne la storia aiuta a guardare il borgo con occhi diversi.
Il castello e la signoria dei Trinci
Sulla collina che domina il paese si ergono ancora i ruderi del castello, con i resti del mastio e tratti delle mura. La fortificazione, che le fonti fanno risalire al Duecento, controllava la Valle del Menotre, una via di comunicazione importante tra la pianura di Foligno e la montagna. Il castello è legato ai Trinci, la famiglia che resse Foligno come signoria tra il Trecento e la prima metà del Quattrocento e che fece dei castelli della montagna un sistema di difesa e di controllo del territorio.
Il borgo si sviluppò ai piedi della rocca, in una caratteristica disposizione ad anfiteatro che ancora oggi si riconosce osservando il paese dall'alto. Poco fuori dal paese, presso il fosso di Terminara, sorge il Santuario della Madonna delle Grazie, la cui storia è legata al 1450, anno in cui, secondo la tradizione, fu ritrovata una statua in terracotta della Madonna in adorazione del Bambino. All'interno si conservano affreschi attribuiti a maestri del Quattrocento.
L'acqua come energia: mulini, lanifici e tintorie
La vera ricchezza di Rasiglia è sempre stata l'acqua. Le sorgenti, a cominciare da quella di Capovena che sgorga proprio sopra le case, insieme alle altre polle della zona, alimentano il fiume Menotre. Gli abitanti impararono presto a incanalarla con piccole dighe e canali che attraversavano il paese, portando la forza dell'acqua dentro le case, nei mulini e nelle botteghe.
Già nel Medioevo l'acqua muoveva le macine dei mulini. Nei secoli successivi, e in particolare a partire dal Seicento, Rasiglia divenne un piccolo ma vivace centro tessile: lanifici, tintorie e laboratori lavoravano la lana e producevano tessuti apprezzati nel territorio. Nei locali dedicati alla tessitura è ancora esposto un telaio meccanico di tipo Jacquard dei primi del Novecento, che con le sue schede perforate permetteva di realizzare disegni complessi. Visitare questi spazi, insieme al Museo Mulino, è il modo migliore per capire quanto ingegno ci fosse dietro la vita quotidiana del borgo.
Il declino e il terremoto del 1997
Nel corso del Novecento le attività produttive iniziarono a trasferirsi a valle: i lanifici si spostarono verso Foligno, dove era più semplice lavorare e commerciare, e il paese conobbe un lento spopolamento. Il colpo più duro arrivò con il terremoto del 1997, che colpì gran parte dell'Appennino umbro e danneggiò molte case del borgo. Dopo il sisma Rasiglia rimase per anni quasi vuota, e oggi i residenti stabili sono poche decine.
La rinascita del borgo dei ruscelli
Proprio quando sembrava destinata all'abbandono, Rasiglia ha trovato la forza di rinascere. Il recupero del patrimonio storico, con il restauro di mulini, lanifici e del lavatoio, e la valorizzazione dei canali e delle sorgenti hanno trasformato il borgo in un vero e proprio museo diffuso dell'archeologia industriale legata all'acqua. Il paese è diventato noto come la Piccola Venezia dell'Umbria e il borgo dei ruscelli, e ogni anno attira visitatori da tutta Italia e dall'estero.
La rinascita passa anche dalle tradizioni: le feste di paese, come Rasiglia in Fiore in occasione del Corpus Domini e il presepe vivente nel periodo natalizio, coinvolgono gli abitanti e fanno rivivere gli antichi mestieri. Per date e programmi fate riferimento ai canali della Pro Loco e del Comune di Foligno.
Soggiornare in uno stabile d'epoca in pietra nel cuore del paese significa abitare, per qualche giorno, dentro questa storia. Per scoprire il borgo tappa per tappa leggete la nostra guida su cosa vedere a Rasiglia, oppure conoscete meglio l'appartamento.
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